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Sovana è una frazione del comune di Sorano (provincia di Grosseto), rispetto a cui si trova a sud-ovest ad una distanza stradale di 75 km, quasi al confine con il Lazio. È conosciuta come importante centro etrusco, borgo medievale e rinascimentale, nonché sede episcopale.
Il centro e la vicina area archeologica sorgono nel Pianetto di Sovana, piccolo fondovalle che si sviluppa a quote comprese tra i 200 e i 300 metri s.l.m. nel cuore dell'Area del Tufo, poco a sud dalla riva sinistra del fiume Fiora, lungo il corso di alcuni suoi affluenti a regime torrentizio.
L'attuale centro storico si sviluppò nel corso del Medioevo nelle vicinanze della preesistente necropoli etrusca, sotto il controllo della famiglia Aldobrandeschi, che vi fece edificare un castello intorno all'anno mille. In epoca medievale divenne anche libero comune e diede i natali a Ildebrando di Sovana, divenuto in seguito papa Gregorio VII; fu anche capitale dell'omonima contea.
Alla fine del Duecento venne ereditata dagli Orsini seguendo il medesimo destino di Sorano e Pitigliano fino al Quattrocento, epoca in cui il centro venne conquistato dai senesi.
A metà Cinquecento la definitiva caduta della Repubblica di Siena portò Sovana nelle mani dei Medici, che la inglobarono nel Granducato di Toscana.








Suggestiva piazza che costituisce il cuore del centro storico di Sovana. Vi si affacciano gran parte degli edifici monumentali, civili e religiosi, che caratterizzano il centro. Oltre al Palazzo Pretorio con l'attigua Loggia del Capitano, vi si affacciano l'ex Palazzo Comunale (o dell'Archivio), la Chiesa di Santa Maria Maggiore, il Palazzo Bourbon del Monte e la Chiesa di San Mamiliano.

Palazzo dell'Archivio



Il Palazzo Comunale, noto anche come Palazzo dell'Archivio. La sua ubicazione è sul lato corto occidentale di Piazza del Pretorio.
Il palazzo fu costruito nel XII secolo per ospitare la sede comunale di Sovana, che proprio in quel periodo conosceva una forte espansione dopo i fasti di epoca etrusca.
L'originaria struttura di epoca medievale rimase intatta fino al 1433, anno in cui Sovana fu assediata per rappresaglia dalle truppe della Contea di Pitigliano, a seguito dell'uccisione del conte Gentile Orsini: i gravi danneggiamenti subiti dalla struttura resero necessario un profondo intervento di ristrutturazione. Nel 1588 fu realizzato l'orologio e, in epoca seicentesca, fu aggiunto il campanile a vela: proprio durante il Seicento il palazzo iniziò ad ospitare l'archivio di Sovana, ragione per la quale è noto anche con questa denominazione.
Tra la seconda metà dell'Ottocento e i primi del Novecento l'edificio conobbe un lungo periodo di degrado; una serie di recenti restauri hanno permesso di riportarlo all'antico splendore, recuperando pienamente anche le parti che versavano in pessime condizioni.
Il Palazzo Comunale (o Palazzo dell'Archivio) è costituito da due corpi di fabbrica addossati di forma rettangolare: quello che si affaccia sulla piazza si articola su tre livelli, mentre quello retrostante è costituito da due livelli, essendo privo dell'ultimo piano. Le pareti esterne si presentano interamente rivestite in conci di tufo e, sulla facciata laterale meridionale, digradano con un basamento a scarpa che interessa entrambi i corpi di fabbrica.
La facciata principale, posta sul lato più breve del perimetro planimetrico, si affaccia sul lato corto occidentale di Piazza del Pretorio, da cui è possibile accedere attraverso il semplice portale d'ingresso di forma rettangolare che si apre al centro della medesima facciata. Al primo livello rialzato si apre una sola finestrella ad arco nella parte centrale, mentre al secondo livello rialzato vi si aprono due finestre identiche (una su ciascun lato della facciata). Al centro della parte sommitale è collocato un grande orologio di forma quadrangolare coperto da una piccola tettoia, sopra il quale si eleva un caratteristico campanile a vela, con una campana collocata nella cella, che trova appoggio sulla parte centrale del tetto che copre la facciata.

Palazzo Pretorio


Il Palazzo Pretorio è ubicato sul lato settentrionale di Piazza del Pretorio.
Il palazzo fu costruito in epoca medievale, quasi certamente tra la fine del XII secolo e gli inizi del Duecento: la sua esistenza è provata in un documento risalente al 1208.
L'edificio conservò intatta la propria struttura originaria con finestre ad arco fino agli inizi del Quattrocento, quando risultava gravemente danneggiato a seguito dell'assedio che le truppe senesi portarono alla città di Sovana: la successiva ristrutturazione effettuata tra il 1413 e il 1414 comportò la modifica delle parti che precedentemente erano state distrutte in modo irrecuperabile.
Con l'ingresso di Sovana nel Granducato di Toscana avvenuto nel 1555, il palazzo cambiò l'uso a cui era destinato precedentemente, divenendo anche la sede del carcere in epoca seicentesca.
Nel tardo Settecento il complesso fu dismesso e ceduto dai Lorena alla diocesi locale, venendo restaurato nel corso dei decenni successivi.
Durante il secolo scorso era divenuto sede di un magazzino, prima di essere nuovamente restaurato e adibito a sede museale.
La parte superiore della facciata principale del Palazzo PretorioIl Palazzo Pretorio si presenta a pianta rettangolare, con la facciata principale che si apre su Piazza del Pretorio, sul lato minore meridionale del perimetro planimetrico. Disposto du due livelli, si caratterizza per le pareti esterne interamente rivestite in conci di tufo.
La facciata principale è addossata ad un basamento a scarpa di sostegno all'angolo destro, ove continua con la facciata laterale orientale lungo la quale presenta una cordonatura, mentre sul lato sinistro la facciata si trova addossata ad un piccolo corpo di fabbrica che la divide dalla caratteristica Loggia del Capitano. Il portale d'ingresso principale, di forma rettangolare ed architravato, si apre nella parte destra preceduto da alcuni gradini; la parte sinistra della facciata è caratterizzata dalla presenza di un secondario portale d'ingresso ad arco. Sulla parete della facciata, che si sviluppa tra i due portali e le due finestre quadrangolari che si aprono al piano rialzato, sono collocati nove stemmi riconducibili a capitani del popolo e commissari che storicamente vi hanno prestato servizio.
All'interno del palazzo ha sede il centro visite del Parco archeologico del Tufo ed il relativo centro di documentazione del territorio sovanese. Sulle pareti interne intonacate spiccano in alcuni punti affreschi di scuola senese realizzati tra il periodo tardomedievale e l'epoca rinascimentale.

la Rocca Aldobrandesca

la Chiesa di Santa Maria Maggiore














La chiesa di Santa Maria Maggiore edificata in epoca duecentesca in stile romanico-gotico di transizione,a cui si accede da un portale aperto sul fianco destro, presenta caratteri di transizione tra romanico e gotico.
L'interno è spartito in tre navate, con tozzi pilastri che sorreggono ampie arcate. All'interno la parete della navata destra ospita due affreschi dei primi decenni del Cinquecento, una "Crocifissione con santi" di area umbro-laziale, e una "Madonna in trono con Bambino e due sante" (1508).
Nell'abside è collocato un ciborio in pietra, uno dei pochi esempi in Toscana di arte preromanica, scolpito con il repertorio tipico della decorazione altomedievale di motivi vegetali, animali e geometrici. Nella parete della navata sinistra si conservano alcuni affreschi di scuola umbro-senese dell'inizio del Cinquecento.

il Duomo
















La cattedrale dei Santi Pietro e Paolo è il duomo di Sovana.
La tradizione vuole che il vescovo di Palermo, Mamiliano, abbia svolto a Sovana, agli inizi del IV secolo, opera di evangelizzazione. Questa precoce conversione al Cristianesimo valse a Sovana la nomina, ricevuta nel V secolo, a sede vescovile.
La fondazione dell'attuale edificio risale all'VIII-IX secolo, e da allora fino al Seicento esso è stato oggetto di ripetuti interventi strutturali o di ammodernamenti decorativi. L'esistenza di una grande ed importante ecclesia cathedralis è testimoniata, oltre che dalla Bolla di Niccolò II del 1061, dall'ampia cripta voltata in pietra tufacea, tuttora esistente, e dalle paraste marmoree interne dell'attuale portale, intagliate da piatti girali e da simboliche decorazioni geometriche così prossime per stile e per tempi a quelle, tutte allusive all'Eucaristia, del monumentale ciborio marmoreo, un vero e proprio unicum in tutta la Toscana, trasportato da epoca remota nella chiesa di Santa Maria Maggiore, ma contemporaneo all'edificazione del primo Duomo per il quale fu realizzato. I plausibili confronti con l'illustre prototipo ravennate di Sant'Apollinare ravvisano anche nell'edicola sovanese l'intervento di maestranze almeno accomunate da un'identica formazione longobarda, dando campo alla suggestiva ipotesi che quel ciborio rispecchi uno dei primi, concreti documenti della presenza ormai radicata dei nuovi signori di Sovana, gli Aldobrandeschi.
La grandiosa ricostruzione, al quale ancora si lavorava nel 1248, i suoi moduli architettonici corrispondono bene agli ampliamenti che nel XII secolo furono promossi in numerose cattedrali della Toscana meridionale. Sul prototipo allora più moderno, offerto dall'abbazia di Sant'Antimo con i suoi formulari costruttivi e decorativi lombardi, che qui si manifestano a pieno nelle storie di soggetto biblico scolpite nei capitelli, quelle cattedrali esprimono ormai uno stile romanico della seconda generazione, già pronto ad accogliere novità strutturali e formali di sapore gotico.